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PROMO SPETTACOLO 


"Claviceps purpurea è il nome scientifico di una muffa che cresce sulla segale. Il genere Claviceps conta circa una cinquantina di specie, ma questa è la più studiata perché produce alcaloidi del gruppo delle ergotine, tra cui l'acido lisergico. Questi alcaloidi hanno potenti effetti su quegl’ animali, compreso l’uomo, che mangiano la segale infetta. L’intossicazione porta ad allucinazioni e sintomi simili all’epilessia, inducendo spesso ad una sorta di danza. L'ingestione involontaria di tale segale contenuta nel pane oppure il contatto durante la mietitura, hanno provocato molto probabilmente il fenomeno del “Tarantismo”: antico rito religioso animista persistente nel costume italiano. In tale rito i membri della comunità partecipano all'evento danzando la "Taranta". Ancora oggi, resta una delle tradizionali danze collettive religiose italiane poco indagate. Sicuro è, al contrario di quello che vuole la tradizione popolare, che non esiste alcun ragno simile alla Tarantola nelle regioni italiane che potesse provocare la “trance” attraverso il suo morso. Nel 1943 il chimico svizzero Albert Hofmann studia gli alcaloidi della Claviceps purpurea dai quali deriva l’acido lisergico, LSD, dando così il via al movimento Hippy della Beat generation e della Power Flower che spesso legano l’utilizzo della sostanza alla danza e all’ascolto della musica. Oggi i severi controlli sulle farine impediscono l’intossicazione umana, ma di tanto in tanto qualche allevamento di animali si fa un bel trip"

IL VIDEOCLIP

Nella canzone “Claviceps purpurea” di Biagio Accardi, si evocano gli scenari nei quali si materializzava il fenomeno del tarantismo: i campi di grano, il sole cocente, il fuoco che arde. Il brano ricorda simbolicamente, che si possono raggiungere “stati alterati di coscienza”, venendo semplicemente a contatto con elementi della natura. L’uomo da sempre ha vissuto in simbiosi con tali elementi, al contrario di oggi che facciamo di tutto per allontanarci da essi. Questa decadenza viene messa in luce dalle coreografie di Francesca Laino, inserendo spunti di danza “Butō”: grido primordiale che rivendica l’antica e profonda radice che unisce l’uomo con la natura. Il corpo come contenitore di un’anima e del viscerale legame con la terra. Istinto primitivo. Danza che esprime la metamorfosi e la ribellione del corpo naturale alla violenza della cultura dominante."

Biagio Accardi/Testo, musica e regia video

Francesca Laino/coreografia e danza

Domenico Schiariti/riprese

Realizzato in collaborazione con

"Suoneria Mediterranea"/ montaggio e color grading

Questo progetto aderisce alla "Rete dei Teatri di Paglia" https://teatrodipaglia.wordpress.com/.

Le riprese sono state realizzate nel teatro di paglia dell'Eco-Campo degli Enotri https://cattivoteatro.jimdo.com/teatr...

Un ringraziamento ai musicisti, tutti straordinari, che hanno contribuito alla realizzazione di questo progetto: Fabrizio Veltri (Batteria) Danilo Guido (Sax, Clarinetto basso), Daniele Sanfilippo (Chitarra, chitarra basso e piano rhodes).




U munnu un'ave padruni vuole essere un auspicio, un canto di speranza per un mondo che non abbia più padroni, un invito ad avvicinarsi alla terra e a Madre Natura ed a osservarla nelle sue manifestazioni fino a sentirsi parte integrante di essa. Prendere il meglio dai giorni che passano, respirare all'alba la poesia intrisa di aria fresca del mattino. Essere passionali, gioire nel sedersi sulla terra nuda. Raccapricciarsi del vento che a volte può infastidire ..ma considerarlo comunque un dono. Vivere pensando che la Terra non appartenga a nessuno, trattarla come se ci fosse data in prestito per restituirla ai futuri eredi, curata, amata e rispettata ...solo così il futuro potrà raccogliere frutti ! 

Biagio Accardi-voce e chitarra Alessandra Palmieri-Voce Emanuele Gallo-basso Fabrizio Veltri-batteria Enrico Gallo-percussioni Roberto Palermo-fisarmonica Danilo Guido-sax 


TESTO 

D’u jornu mi pìgliu u mègliu inìziu da ‘u sole d’a matina inventànnumi rumanze inta l’aria frisca e fina e m’accorgo d’i stagioni iu pocu l’aceddi assài. Penzu e cridu ca lu munnu ‘nd avi padruni M’azziccu supa la brama dell’ammure Marricriu se m’assettu ‘n’terra M’incrisci assai lu vìentu ca mi suca lu sanghe inta li veni Penzu e cridu ca l’ammuri ‘nd avi padruni 

-Il video è prodotto in collaborazione con SUONERIA MEDITERRANEA