BIAGIO ACCARDI   



 

"L’albero Biagio"

Se volessi immaginarlo Albero per me sarebbe un ciliegio. Con una grande chioma. Sopra una collina. Intento ad osservare il mondo che gira lento. E lui lentamente camminare con il mondo. Al ritmo delle stagioni illuminarsi di bianchi fiori. Con la complicità del vento spargerli sulla terra come fossero leggeri fiocchi di neve. Sotto i raggi di sole maturare i dolci frutti da far gustare, da far indossare dietro le orecchie, da raccogliere per fare il liquore. E poi … essere pure legno per risuonare in una lira calabrese o in un flauto. Ogni sua parte, un dono.

Questo è per me Biagio, anche, quando sento la sua musica. E’ dono di sé, sia nel canto sia nel cunto. E’ desiderio e necessità di dare il proprio contributo alla Vita. Con la propria testa. Con la propria fatica. Con la propria creatività. La lingua che canta è tante lingue. Le lingue che ha ascoltato nel suo Sud. La musica che fa è tanti suoni e tanti ritmi. Che gli piacciono. Che gli risuonano dentro. E che lui assembla per affidargli il compito di dire alla gente “quello che non vuole ascoltare”. Lui quelle cose le ha imparate ascoltando le persone, durante i suoi Viaggi Lenti, nelle piazze di paese, sulle strade di campagna, intorno ad una tavola fumante. Lui quelle cose le ha imparate camminando silenziosamente a fianco alla sua asina, contemplando i tramonti seduto su un sasso, raccogliendo i frutti del suo orto. Lui quei suoni li sente dentro quando imbraccia la sua lira, la piccola chitarra o percuote il tamburello. Lui quei suoni li condivide con gli altri e le altre che, come lui, vogliono far festa e danzare la Vita sulla scalinata di un’antica chiesetta. Sa bene che la Calabria è piaciri e duluri. Che il cammino è in faticosa salita. Ma lui ci sta. Accetta la sfida. Canta e cunta. E si mette a camminare “supra na strata janca, picchì a nira nun ce piace”.

Francesca Prestia

 



Lo spettacolo:

Zèphyr - Ritual Meditation Sound

I SUONI DELL’ANIMA, tutto potrebbe gravitare attorno a questa espressione, facendo riferimento alle vibrazioni che ognuno di noi ha dentro. Più che ad uno spettacolo o un concerto si potrebbe ipotizzare un rito collettivo, dove la vibrazione intesa come suono prende il posto della parola e della forma canzone, per comunicare su altri piani e altri canali. Questo perché convinti che le suddette vibrazioni in alcuni casi sono in grado di cambiare lo stato delle cose più delle parole stesse. Questo bene si esprime attraverso i canti sciamanici e dei guaritori di tutte le culture tradizionali che utilizzavano e utilizzano formule magiche a scopi terapeutici. Ormai è acclarato dalla scienza che il suono può influenzare l'acqua, cambiandone la composizione molecolare. In questi termini la ricerca potrebbe affondare le radici negli antichi canti primordiali, per l’appunto, scevri del verbo inteso come parola concettuale o concetto ragionato, dove la parola assume il significato di formula che diventa chiave di accesso a stadi inconsci e che muove energie di canali sottili. Dai mantra indiani al più semplice reiterare e catartico “Lalaleddu” del famoso canto grecanico, per poi passare ai canti armonici dei mongoli e non per ultimo le litanie cristiane e i canti gregoriani o il ritmo ossessivo della tammurriata, tutto sicuramente si esprimeva, posizionandosi su frequenze consone a modificare il sistema cellulare dei corpi investiti. L'obiettivo sarà quello di sperimentare il potere vibrazionale del suono, osservando una possibile armonizzazione dello “spirito” dei partecipanti. Creando un flusso di interscambio circolare di energia, atta alla quiete e al rilassamento nella prima parte per poi stimolare un impulso di movimento liberatorio, concretizzato nella danza, nella seconda fase. Attraverso un gioco di equilibrio di armonia, intreccio melodico e ritmo.



Il libro:







 "VIAGGIOLENTO NEL POLLINO"

In cammino con il cantastorie


Biagio Accardi è originario di Tortora (CS), Tùrturi in calabrese,  il primo comune della Calabria nord occidentale che si affaccia sul Mar Tirreno, al confine con la Basilicata. Artista, suonatore, studioso, cantastorie da alcuni anni promuove Viaggiolento, un cammino insieme all’asinella Cometa Libera, per tutti Cometina, che lo porta ad esibirsi nei caratteristici borghi del Parco Nazionale del Pollino. Un itinerario a tappe fatto rigorosamente a piedi. L’idea del progetto è nata dalla lettura del libro le “Ragioni dei cantastorie” di Mauro Geraci, docente universitario a Messina e anche lui cantastorie, che parlava di Orazio Strano, un cantastorie siciliano, che girava per il Meridione con il suo asino a cantare e raccontare storie. Nell’introduzione l’autore così presenta il suo progetto.” Mi è sempre piaciuto presentare Viaggiolento come un elogio alla lentezza. Una riflessione sul camminare e il pensare lento. Ma non di quella lentezza statica, quasi immobile. Bensì una lentezza dinamica che fa veicolare un’idea, un concetto o un nuovo modo di pensare la vita”. E così, nel corso della varie edizioni Viaggiolento, promosso dall’Associazione CattivoTeatro, è diventato un’opportunità per riflettere sulle problematiche ambientali, sugli stili di vita, sui saperi e la cultura contadina, promuovendo, ad ogni tappa, incontri, spettacoli, balli, letture poetiche, narrazioni e naturalmente  ballate da cantastorie con le quali Biagio Accardi, e coloro che lo accompagnano per tratti più o meno lunghi, entrano in contatto diretto con la gente del posto, con uno spaccato di società tradizionale e moderna. L’obiettivo principale è quello di ritornare in piazza per sentirsi parte di una comunità che trascorre insieme il suo tempo libero. E allora quale modo migliore se non quello del cantastorie che in tempi passati raggiungeva i paesi più sperduti per portare notizie e raccontare fatti accompagnandosi con la chitarra e il cartellone illustrato?

Il diario di una edizione di Viaggiolento è ora diventato un libro, per la Collana Viaggiarelentamente, dove Biagio racconta, in modo coinvolgente, questa sua esperienza che ogni anno si rinnova sempre più ricca di contenuti. Leggere questo libro è come avere in mano una guida molto particolare dove alla descrizione di posti meravigliosi (il Parco Nazionale del Pollino è patrimonio UNESCO), si accompagnano narrazioni dalle quali emergono i caratteri più veri di gente che ancora vive rispettando i ritmi della terra, che prova a praticare nella realtà “un altro mondo possibile”.

Nei vari capitoli si liberano sorprese sempre diverse ad ogni tappa, un mosaico di situazioni descritte con cura e precisione, proprio con “lentezza” per capire ed assimilare, ma soprattutto gustare i racconti e il viaggio. 


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